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Memoria: la formazione dei ricordi varia in base all'età

La scoperta potrebbe aiutare a rallentare il declino cognitivo

Il processo di formazione dei ricordi varia con il passare del tempo. Quando si è giovani provoca l'attivazione delle onde cerebrali (l'attività elettrica generata dalla trasmissione dei segnali da una cellula cerebrale all'altra) più lente. In età avanzata, invece, stimola quelle più veloci. È quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Neurobiology of Learning and Memory dai ricercatori del Rotman Research Institute di Toronto (Canada). Secondo gli scienziati, la scoperta potrebbe permettere d'identificare tecniche diagnostiche più accurate e aiutare a capire come rallentare il declino cognitivo.

 

“Sappiamo che il nostro cervello cambia nel tempo, ma la comprensione del modo in cui, con il passare degli anni, i ricordi vengono creati e riportati alla mente resta un mistero - spiega Renante Rondina, che ha coordinato lo studio -. I risultati del nostro studio dimostrano l'esistenza di differenze evidenti nell'attività cerebrale di persone appartenenti a generazioni diverse. Analizzando queste difformità, potremmo riuscire a identificare nuove tecniche capaci di prevedere, diagnosticare e prevenire il declino cognitivo”.

 

Durante la ricerca, gli autori hanno sottoposto a risonanza magnetica 16 giovani dell'età media di 25 anni e 16 anziani dell'età media di 66 anni. Mentre gli studiosi ne analizzavano l'attività cerebrale, i partecipanti sono stati incaricati di svolgere alcuni test mnemonici. Al termine, è emerso che tutti i volontari avevano risposto alle domande in modo accurato. Ma, durante il compito, nel cervello dei più giovani si era verificato l'aumento delle onde cerebrali theta, che generalmente risultano più lente. Negli anziani, invece, si erano attivate maggiormente le onde alfa, che sono più veloci. 

 

“Studi precedenti avevano dimostrato che le onde cerebrali che viaggiano a velocità inferiori tendono a essere importanti per la memoria, mentre quelle che si muovono a velocità superiori giocano un ruolo nella capacità di prestare attenzione – osserva Rondina -. Il nostro rappresenta uno dei primi studi ad analizzare le principali differenze tra le onde cerebrali di giovani e anziani e il modo in cui creano e richiamano i nuovi ricordi”.

 

Gli studiosi, in particolare, hanno osservato che l'età influenzava l'attività di due regioni del cervello. La prima è l'ippocampo, che risulta coinvolto nella formazione e nel recupero dei ricordi. La seconda, invece, è la neocorteccia, che rappresenta la sede delle funzioni cognitive superiori: è responsabile di vista, udito, attenzione e pensiero complesso. La scoperta, secondo gli autori, potrebbe aiutare a compiere passi significativi nella lotta contro l'invecchiamento cognitivo.

 

“Sulla base delle scansioni ottenute con la risonanze magnetiche, risultavano differenze minime nelle strutture cerebrali dei due gruppi – precisa ancora l'esperto -. Ma le onde cerebrali erano molto diverse. Con un ulteriore ricerca, questi risultati potrebbero consentire lo sviluppo di nuove e più sensibili tecniche di screening o di diagnosi del declino cognitivo”.

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