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anziani in salute con il welfare di condominio

Se ne è parlato a Napoli al Congresso nazionale della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria

In Italia sono circa 10 milioni gli anziani che pur non avendo bisogno di un’assistenza sanitaria specifica potrebbero trarre beneficio da un aiuto quotidiano. I servizi che potrebbero aiutarlo esistono e sono già sperimentati con successo in alcune regioni: si tratta del cosiddetto “welfare di condominio”, un sistema di assistenza condiviso che permette di ricevere aiuto quando necessario, ad esempio per svolgere compiti apparentemente semplici come andare a fare la spesa o gestire il rientro a casa di un anziano dopo le dimissioni da una struttura di cura.

 

“L'80 per cento degli anziani, circa dieci milioni, ha una casa di proprietà”, ha spiegato Nicola Ferrara, presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (Sigg), in occasione del 60° Congresso Nazionale di Napoli. “Nel 35% dei casi ci vive da solo”, ha osservato Ferrara. “Uno stato sociale che scricchiola, le esigenze socio-assistenziali degli anziani autonomi o con lievi difficoltà da una parte e le loro condizioni abitative dall’altra, ci hanno portato a interrogarci su come migliorare l'assistenza elaborando un’idea di vecchiaia in cui la casa e il condominio possono rappresentare un luogo privilegiato dove misurare soluzioni per un invecchiamento attivo”, ha aggiunto Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva, la rete nazionale di ricerca sull’invecchiamento e la longevità attiva.

 

Fra le proposte già sperimentate è inclusa la condivisione di una badante di condominio, attivata con successo già in Emilia Romagna e in via di diffusione in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Puglia e Basilicata. La badante suddivide le ore di lavoro tra più famiglie di uno stesso condominio, ognuna delle quali paga le ore in quote. Simile è il servizio Pronto badante sperimentato da 6 mesi in Toscana, che consente di richiedere attraverso un numero verde l’intervento di un tutore che entro 48 ore si recherà presso l’abitazione per aiutare a risolvere disagi o fragilità che si manifestino per la prima volta. Il care manager aiuta invece le famiglie a districarsi tra adempimenti amministrativi e servizi territoriali in momenti delicati come il ritorno a casa dell’anziano dopo un ricovero ospedaliero, erogando anche, in caso di necessità, un buono lavoro di 300 euro per un contratto di assistenza familiare. Infine, i portieri e i custodi sociali aiutano a controllare le esigenze degli anziani e a monitorare il loro stato di salute, mentre il cohousing e il silverhousing prevedono una coabitazione che aiuti non solo a risparmiare, ma anche ad allontanare la solitudine.

 

“Si fanno poi sempre più spesso esperienze di case comuni, ovvero palazzi in cui alcune aree di servizio come le lavanderie e le cucine sono messe in comune, per conciliare le esigenze di privacy con la condivisione delle necessità della vita quotidiana – ha raccontato Ferrara – Tutte queste iniziative mirano a rispondere in maniera efficace ai nuovi bisogni di una popolazione che invecchia, senza disperdere risorse in interventi inappropriati e con l'obiettivo di ridurre le disuguaglianze sociali e sanitarie, fra i principali determinanti di una ridotta aspettativa di vita attiva. Anche la rete dei servizi territoriali sta cambiando, in molte Regioni sono stati potenziati servizi residenziali diversi dalle RSA [le Residenze Sanitarie Assistenziali, ndr] tradizionali in cui il livello di assistenza sanitaria è inferiore ma non viene meno la tutela sociale: tutto ciò, se da una parte mette a rischio di creare RSA 'mascherate' di bassa qualità, dall'altra offre la possibilità di disegnare servizi per anziani con disabilità di livello medio ed elevato che consentano di evitare una medicalizzazione non necessaria e di mantenere maggiori spazi di autonomia e libertà personale”.

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