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Anziani e bambini

Numerosi studi individuano nel legame intergenerazionale anziani - bambini (in genere gli anziani sono i nonni) un fattore “protettivo” per il benessere psichico di entrambi. Bambini ed anziani hanno indubbiamente qualcosa in comune, qualcosa che permette loro di “riconoscersi”, di interagire e di stare bene insieme. La vulnerabilità innanzi tutto, e poi talora quel desiderio e quella curiosità (definita “infantile”, appunto) verso tutto e tutti, anche verso ciò che ancora non esiste o non è mai esistito, e forse mai esisterà.

Ma attenzione a non assimilare facilmente l’idea della tutela dell’anziano fragile a quella del bambino bisognoso di cure. «La persona anziana non ricade mai nell’infanzia» sottolinea Boris Cyrulnik, neuropsichiatra francese esperto di fama mondiale sul fenomeno della “resilienza”, ovvero i meccanismi biologici e psicologici che intervengono nel ricostituire un equilibrio alterato da una condizione di grave difficoltà (Boris Cyrulnik, Di carne e d’anima, saggi Frassinelli, 2007).  

«With neither past nor future in common, what do relationships that exist entirely in the present look like?» recita la pagina di presentazione di Present perfect , un film documentario realizzato dalla cineasta Evan Briggs (che uscirà in forma completa nel 2017) in una scuola materna alloggiata all’interno di una casa di riposo, con l’intenzione di cogliere e descrivere la leggerezza e la complessità delle interazioni tra i bambini e gli anziani residenti. La scuola materna è la Providence Mount St. Vincent, aperta dal 2011 a Seattle, ispirandosi ad un metodo ideato dal Mount’s Intergenerational Learning Center, un’organizzazione noprofit dedicata ai bambini, creata nel 1991.  

 La casa di riposo ospita circa 400 anziani, molti dei quali hanno circa 90 anni e costante bisogno di assistenza. I bambini iscritti, circa 125 con età che va dai tre ai cinque anni, frequentano 5 giorni alla settimana. Ogni giorno gli insegnanti organizzano i loro gruppi e li portano ai piani residenziali per visitare gli anziani. Le attività durano 20 minuti per i bambini più piccoli o 60 minuti per quelli più grandi. Anziani e bambini sono coinvolti in attività programmate comuni come la musica, la danza, l’arte, l’ascolto e la narrazione, ma sono previsti momenti in cui viene incoraggiata e facilitata l’interazione libera e spontanea come avviene normalmente tra nonni e bambini. Infine tutti a pranzo assieme.  

Secondo gli organizzatori, si tratta di una frequentazione positiva per entrambi i gruppi. A mano a mano, i bambini imparano a conoscere uno per uno gli ospiti e ad accettare i loro acciacchi, apprendendo a rispettare le persone fragili. Dal canto loro, gli anziani, privati o indeboliti del loro ruolo sociale, possono trovare nelle relazioni con i bambini un nuovo slancio verso la vita e sostegno alle potenzialità latenti e residue: tendono ad essere più ottimisti, a sorridere, a impegnarsi in una conversazione, mantenendo viva la memoria e i ricordi, a prendersi più cura di se stessi e a sentirsi ancora utili.  

 «Abbiamo notato una vera e propria trasformazione degli anziani con la presenza dei bambini - ha commentato Evan Briggs -. Prima dell’arrivo dei piccoli, gli ospiti della casa di riposo sembravano mezzi morti o, nel migliore dei casi, addormentati. Era uno spettacolo deprimente. Non appena sono arrivati i bimbi hanno ricominciato a vivere». L’esperimento, iniziato nel 2011, sotto l’impulso dei buoni risultati, è divenuto una realtà. Attualmente la scuola materna è tra le più richieste e ha ricevuto diversi premi. Strutture intergenerazionali dedicate ad anziani e bambini esistono anche in Giappone a Canada.  

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